Jagamarra Gary, Goanna dreaming

Acrilico su tela, 212 x 110, 2001

Petjarre Ada Bird, Pittura del corpo

Acrilico su tela, 127×97, 1996

Reid Barbara, Dreaming di donne

Acrilico su tela, 54×178, 2000

Reid Barbara, Dreaming di donne

Acrilico su tela, 125×96, 2000

Tolsen Turkey, Tindari dreaming

Acrilico su tela, 203×101, 1996

Tolsen Turkey, Tindari dreaming

Acrilico su tela, 204×111, 1996

La pittura aborigena australiana

L’arte ritrovata

La storia dell’arte aborigena australiana ha una data di origine precisa: 1971. Una data sorprendente, se si pensa che le prime tracce di pitture rupestri del continente si fanno risalire a 30, forse 40.000 anni fa.

Nel 1971 Geoffrey Bardon, un giovane insegnante, propose ad alcuni aborigeni della tribù Pintupi di riproporre sui muri della sua scuola alcuni elementi della propria pittura rituale, quei segni colorati che loro usavano tracciare sui loro corpi o per terra. Questa prima esperienza, con le altre successive dello stesso tipo, permise alle popolazioni aborigene dell’Australia di venire a contatto con nuove tecniche (i colori acrilici su tela) che favorirono il rapido diffondersi delle loro opere, fino a suscitare interesse anche presso i musei di arte contemporanea, non solo quelli etnografici.

La pittura si dimostrò il tramite privilegiato attraverso il quale un’intera cultura riusciva finalmente a comunicare con quella dominante. Ci si rese conto che quei puntini, quelle linee, quelle forme non costituivano affatto un elemento puramente decorativo, ma erano il risultato di una lunghissima elaborazione volta a comunicare dei contenuti di straordinaria complessità.

Il dreaming

Il fondamento dei dipinti aborigeni è il cosiddetto dreaming : “dreaming” è il tempo mitico, in cui tutte le cose hanno avuto inizio, in cui si sono creati gli animali, in cui si è formato il paesaggio, in cui trovano spiegazione tutti i fenomeni naturali che coinvolgono gli uomini. Il “dreaming” è il racconto di una storia, e spesso è la Storia stessa; ma è anche il rito che riattualizza questa storia, che la rende viva e operante nell’attualità: è quindi passato e presente, regola normativa nonché strumento di identificazione di una determinata tribù.

La decifrazione di ogni opera risulta pressoché impossibile in mancanza di un’adeguata spiegazione. Il pittore aborigeno è un iniziato, al quale vengono rivelati i significati reconditi dei simboli utilizzati nei dipinti e che è tenuto a mantenere celati.

Attraverso il rito, di cui le pitture sono solo un momento, i valori del dreaming vengono ribaditi come testimonianza di una propria identità. Ma dato che per molti di questi dipinti ci sfugge il significato in esso contenuto, come ci dobbiamo porre di fronte ad essi? L’atteggiamento giusto è quello di chi si mette in ascolto e che attraverso questi segni cerca il contatto con una dimensione a-temporale. E poco importa se questo sapere è il risultato di un’elaborazione di un pensiero che si è filtrato, modificato, affinato: ciò che importa è che attraverso questo pensiero si sono raggiunti esiti estetici a volte stupefacenti.

Sergio Mandelli