Beppe Bonetti è nato nel 1951 a Rovato, una cittadina in provincia di Brescia che ha dato i natali a più di un pittore importante, come ad esempio – secondo alcune fonti – il Moretto. Più che da lui, però, Bonetti scopre la pittura appassionandosi ai quadri di Gerolamo Calca, un pittore post-scapigliato. Si appassiona prima al surrealismo e poi, in maniera più decisa, all’astrazione geometrica, con un occhio verso l’optical art.
La svolta decisiva arriva nel 1982. Bonetti sente che le strade indicate dal razionalismo in pittura si stanno esaurendo: appassionato di filosofia inventa un termine destinato ad avere fortuna, la METARAZIONALITA’, in cui il prefisso “Meta” sta ad indicare “oltre”. In pratica, se l’astrazione geometrica gli aveva suggerito la linea e la bidimensionalità, adesso prova ad aprire le forme e a scomporle nelle sue componenti elementari.
Parlano di lui critici famosi, come Gillo Dorfles, il quale segnala come Bonetti abbia compreso che la nostra epoca “è impostata sopra una precisa volontà di trasgressione della simmetria, di rottura dell’ordine costituito, di esplosione delle forme chiuse e statiche”. La sua opera procede per alcune serie di lavori che poi continua a produrre nel corso degli anni.
L’arte di Bonetti, in fondo, esprime una nostalgia a due direzioni: nostalgia verso un tipo di arte tutto sommato rassicurante, in cui la struttura geometrica riusciva a sistemare ogni cosa al suo posto. Ma soprattutto la nostalgia, l’aspirazione spirituale per una dimensione dell’umano che rimane per sempre inesprimibile.

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