Emilio Isgrò è nato a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) nel 1937. Si affaccia sulla scena pubblica come poeta nel 1956 con l’uscita del primo libro Fiere del Sud pubblicato da Arturo Schwarz. La sua è una poesia ispirata alle riflessioni di Stephane Mallarmé, fautore di una poesia in cui i legami di senso fra una parola e l’altra sono sempre più labili, fino ad arrivare alla dispersione delle parole stesse nello spazio della pagina.
Ma Isgrò arriva presto a compiere il passo decisivo: arriva cioè ad affermare che la parola è morta.
Nel 1964, correggendo la bozza di una pagina scritta approda al gesto artistico che condensa la sua riflessione: la cancellatura.
E’ a questo punto che Isgrò cambia la sua identità di poeta per assumere quella di artista, anche se le sue opere presuppongono sempre un rapporto privilegiato con la Parola, piuttosto che con l’immagine; da qui il suo bisogno di distinguersi dal movimento della Poesia Visiva, che in quegli anni stava facendo un percorso parallelo al suo e a cui pure in un primo momento aveva aderito.
Le opere con cui si impone all’attenzione della critica sono, ad esempio, Jacqueline, e Dio è un essere perfettissimo come una Volkswagen. Il passo successivo è quello di parlare di Cristo cancellatore. Poi, con Dichiaro di non essere Emilio Isgrò anche per lo stesso autore arriva il momento di essere cancellato.
Non dobbiamo nascondere che in Isgrò sulla scia del Lasciatemi divertire di Aldo Palazzeschi, c’è anche una buona dose di umorismo che – ad esempio – trabocca dalle pagine dei suoi romanzi Polifemo e L’asta delle ceneri.
Uno dei cicli più importanti è la Costituzione Cancellata: persino la Costituzione, quotidianamente citata come il deposito dei valori della nostra identità nazionale, viene sottoposta ad una tragica, ineluttabile caduta di senso.
Ma dalle cancellature vediamo emergere qua e là delle parole che ricomposte danno vita a frasi dall’esito spiazzante se non addirittura esilarante, segno che alla fine, negata, cancellata, derisa e resa irriconoscibile, a vincere è sempre lei: la poesia.

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