Titti Garelli è nata a Torino nel 1948. L’incontro decisivo per la sua attività è quello con Sergio Saroni, bravo pittore ma soprattutto finissimo disegnatore, che la educa alla ricerca della perfezione nel tratto e nella resa dei particolari.
Nonostante il diploma in Scenografia all’Accademia Albertina, il suo ingresso nel mondo del lavoro avviene nella pubblicità, come illustratrice.
Lei si ispira alle immagini vittoriane dell’epoca d’oro dell’illustrazione, ad esempio a Arthur Rackham e a Edmond Dulac. Questa propensione la porta a specializzarsi sempre più nel mondo dell’infanzia.
La svolta arriva negli anni ottanta, quando conosce Hilary Bradford, una donna inglese, agente di illustratori e fotografi. Grazie a lei il suo punto di riferimento diventa Milano – che si apprestava a vivere un momento di straordinario sviluppo – per poi spiccare il volo anche verso altre destinazioni internazionali. Quello è il momento magico degli illustratori per la pubblicità, che conosce anche le proprie star, come Guerrino Boatto, personaggi abituati a girare per il mondo ad offrire la loro opera per campagne pubblicitarie memorabili.
Dagli anni ottanta Titti Garelli si occupa di campagne sempre più importanti: Mulino Bianco, Findus, Chicco, Invicta… Specializzata nella rappresentazione di bambini e di scene naturali, decide di dare vita ad una serie di lavori indipendenti dalla committenza, lavori che espone per la prima volta nel 1986 presso la galleria Nuages di Cristina Taverna, una pioniera nella valorizzazione dell’illustrazione. Le sue opere da artista indipendente sono divise in cicli, ad esempio le Bambine cattive, Il giro del mondo con Ottanta bambine, le Regine gotiche. Stanca di sentire la parola “gotico” associata a atmosfere torbide e inquietanti, con questo ciclo Titti Garelli ha voluto riportare il termine alle sue origini, quando per gotico internazionale si intendeva una pittura raffinatissima, apprezzata nei principali centri della cultura europea e che in Italia ha avuto protagonisti come Gentile da Fabriano e Carlo Crivelli.
Titti Garelli immagina le sue Regine come bellezze ideali, senza tempo, e le veste facendo ricorso al suo ricchissimo archivio personale, costituito negli anni. La sua è un’opera frutto dell’unione di una tecnica sublime e di una grande erudizione, che ottiene lo scopo per cui è stata realizzata, quello di suscitare in noi un sentimento di incanto e di meraviglia.

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