Beppe Bonetti

Beppe Bonetti, Metarazionalità (23-14)

Acrilico su tela, 50×75, 2015

Beppe Bonetti, Metarazionalità (24-45)

Acrilico su tela, 30×30, 1984

Beppe Bonetti, Metarazionalità (23-67)

Acrilico su tela, 45 x 30, 2015

Beppe Bonetti, Variazioni su un errore di Parmenide (22-29)

Acrilico su tela, 80 x 80, 2012

Beppe Bonetti, Metarazionalità

Acrilico su tela, 80 x 100, 2012

Beppe Bonetti, Variazioni su un errore di Parmenide

Acrilico su tela, 80 x 80

L'artista

Beppe Bonetti è nato nel 1951 a Rovato. 
La sua strada ripercorre alcuni filoni fondamentali del Novecento: innanzitutto il surrealismo, che per lui diventa una palestra di elaborazione di forme e un proficuo laboratorio di colore; in seguito si appassiona in maniera più decisa all’astrazione geometrica, con un occhio verso l’optical art.
La svolta decisiva arriva nel 1982.
Bonetti sente che le strade indicate dal razionalismo in pittura si stanno esaurendo. Appassionato di filosofia, inventa un termine destinato ad avere fortuna, la METARAZIONALITÀ, in cui il prefisso “Meta” sta ad indicare “oltre”. In pratica, se l’astrazione geometrica gli aveva suggerito la linea e la bidimensionalità, adesso prova ad aprire le forme e a scomporle nelle sue componenti elementari.
La sua prima serie presenta segmenti di diverso colore che sembrano galleggiare in una atmosfera monocroma, come elementi di una impalcatura che cede all’improvviso.
Spesso però, sono gli stessi segmenti che, ricomponendosi, danno vita, in negativo, alla struttura originaria, come ad esempio il cerchio.
Altra serie – forse quella più rappresentativa della sua idea di Metarazionalità – è quella in cui una figura geometrica subisce una sorta di sgretolamento, scomponendosi in frammenti di varia grandezza.
Ma i quadri di Bonetti si possono leggere anche in una relazione inversa, ossia come frammenti nello spazio che cercano di riorganizzarsi per dare forma ad una figura definita.
Altra serie di Bonetti prende il nome di “Variazioni su un errore di Parmenide”. Parmenide è stato un filosofo greco, il primo che abbia posto il problema dell’Essere, da lui immaginato di forma perfettamente sferica. Bonetti realizza perciò figure perfettamente circolari, monocrome, sul cui bordo risaltano frammenti geometrici di varia natura, rettangoli, triangoli, quadrati. Altre volte è la stessa sfera che viene sottoposta ad una azione sgretolatrice.
L’arte di Bonetti, in fondo, esprime una nostalgia a due direzioni.
Nostalgia verso un tipo di arte tutto sommato rassicurante, in cui la struttura geometrica riusciva a sistemare ogni cosa al suo posto.
Ma soprattutto la nostalgia, l’aspirazione spirituale per una dimensione dell’umano che rimane per sempre inesprimibile.

La sua opera viene esposta in diverse nazioni del mondo, in Olanda, in Giappone, in Corea, negli Stati Uniti e in Francia, nazione con la quale ha un rapporto privilegiato.