L’arte della nausea e della parodia

Nell’aprile 2016, all’Hangar Bicocca a Milano, c’è stata l’inaugurazione in grande stile di «Doubt», una mostra di Carsten Höller, prestigioso artista belga.
Viene presentato qualcosa che somiglia a un luna park. Però più misero.

Il fine è quello di farci “uscire dalle gabbie mentali che condizionano il nostro modo di vivere”.
Il risultato è stato uno stordimendo dei sensi, tanto che la gentile amica che mi ha accompagnato ha dovuto sdraiarsi sui divani, gentilmente messi a disposizione dall’organizzazione per smaltire il malessere.

Prima considerazione: sembra che un certo filone dell’arte contemporanea, con artisti come Martin Creed, Paul McCarthy e altri, ci metta tutto l’impegno per farci stare male, e a questo punto c’è qualcosa che non capisco più: ma non era la bellezza che doveva salvare il mondo? Perché questo elogio della nausea?

Seconda considerazione: alla 54° biennale di Venezia (2011), il Leone d’oro al miglior padiglione era stato assegnato alla Germania, che aveva presentato un fac-simile di cattedrale. Insomma una povera imitazione di una delle migliaia di chiese che si trovano sparse in giro per il mondo, senza possederne il fascino spirituale e artistico.
Però era una cattedrale laica, e questo faceva figo e contemporaneo.

(http://cfk.it/progetti-recenti/project/padiglione-germania-biennale-darte-2011/)

A Church of Fear vs. the Alien Within

Ora l’esimio artista belga ci propone un luna park che se venisse allestito in una fiera di paese sarebbe disertato, per evidente povertà di offerta.

A me sembra che ci sia un certo filone dell’arte contemporanea che sia straordinariamente povero di idee, e che quelle che produce siano solo parodie di altre ben più originali e interessanti.
E che l’unico vero elemento che lo sostiene sia un notevole sostegno finanziario di cui evidentemente gode e gioisce.

 

Sergio Mandelli

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