Maria Mulas è nata a Manerbio sul Garda, quarta di cinque fratelli.
Negli anni cinquanta il secondogenito Ugo, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza.
Un giorno, ai giardini pubblici, conosce il fotografo Mario Dondero.
Qualche tempo dopo, lo stesso Dondero, essendo impossibilitato a recarsi ad un evento, chiede all’amico Ugo di sostituirlo.
Questo approccio quasi casuale alla fotografia diventa l’inizio di una folgorante carriera che lo vede autore di alcuni dei più celebri scatti del Novecento.
E la sua è una passione tanto contagiosa, da coinvolgere anche gli altri fratelli.
Perciò, anche lei, Maria, dapprima interessata alla pittura, comincia ad essere attratta dalla fotografia.
Quando il fratello Ugo vede che ha acquisito una certa padronanza del mestiere, a metà degli anni sessanta le regala la sua Leica M3.
L’opera di Maria Mulas viene richiesta innanzitutto per documentare l’attività teatrale milanese, allora in pieno vigore.
Celebri sono in particolare i reportages dal Piccolo Teatro.
La sua tecnica è fin da subito la più semplice possibile: macchina in mano, luce naturale, massima concentrazione.
Si allena a tenere ferma la macchina durante lunghe esposizioni, così da documentare anche il movimento della vita reale che circonda il soggetto prescelto.
Dopo la dolorosa scomparsa del fratello Ugo, nel 1973, quasi a prenderne l’eredità, Maria Mulas comincia a frequentare il mondo artistico, milanese e non solo.
Per anni la sua attività è di ritrarne i protagonisti costituendo giorno dopo giorno una fondamentale documentazione della vita culturale dell’epoca.
Vita di cui lei stessa è diventata un personaggio fondamentale, con la sua immancabile presenza caratterizzata da un abbigliamento sempre colorato e fantasioso.
Celebri sono le sue immagini di Andy Warhol, arrivato a Milano nel 1974 e nel 1987
Ma altre volte si sposta di persona, come quando va a New York, dove incontra Christo, e a Parigi, per un reportage ideato insieme a Lea Vergine chiamato “L’altra metà dell’avanguardia.
Una collaborazione importante e che si è protratta per diversi anni è stata con la rivista internazionale di moda Vogue.
Però per sé conserva alcuni scatti che costituiscono il cuore della sua prima mostra, tenutasi presso la galleria Diaframma, nel 1976, dal titolo “I borghesi sono gli altri”.
Questo aspetto creativo viene sottolineato ancora di più nei cicli delle “Astrazioni” e delle “Architetture”, ossia fotografie replicate e montate a specchio che, insieme, danno vita a una nuova immagine di natura autonoma.
Un capitolo a sé sono, invece, i lavori dedicati a Ravenna. Ispirata dai mosaici della antica capitale, Maria Mulas ritrova nel selciato formato da migliaia di cubetti di porfido la stessa trama, intesa sia come disegno, sia come narrazione di una storia.

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