Enzo Esposito, Senza titolo

Tecnica mista su cartone, 80,5 x 76, 2012

Enzo Esposito, Senza titolo

Tecnica mista su cartone, 77 x 85, 2010

L'artista

Enzo Esposito è nato a Benevento nel 1946.
Dopo gli studi all’Accademia di Napoli, i suoi interessi si rivolgono immediatamente verso l’arte concettuale. I suoi punti di riferimenti sono in particolare due: da una parte l’uso del bianco, inteso come somma e azzeramento di tutti i colori, colore simbolo di Piero Manzoni; dall’altra l’azionismo viennese, in cui il protagonista era il corpo stesso degli artisti sottoposto a pratiche di vera e propria tortura. Ma in lui si trova piuttosto un’evocazione della lacerazione, intesa non come disperata denuncia esistenziale dei malesseri dell’uomo moderno, ma come superamento dei limiti.
Fondamentale è inoltre il concetto di Dépense, intendendo con questo l’espressione delle emozioni e delle passioni spinta fino alla perdita di sé, fino all’estasi. E’ a questo che pensa Esposito, parlando di superamento dei limiti.
E ciò, come artista, comporta l’opposizione ad una idea dell’arte dominata dall’asettico razionalismo concettuale. I suoi quadri si costruiscono partendo da un segno elementare che, replicandosi, tende ad espandersi fino ad invadere tutto lo spazio circostante. Non è un caso se Renato Barilli, con la mai dimenticata Francesca Alinovi, lo invita, nel 1979, alla mostra Pittura Ambiente. Inoltre Catherine Millet lo vuole a Baroques 81. Lo stesso Renato Barilli lo inserisce poi fra i Nuovi Nuovi, un gruppo di straordinaria importanza.
Nel frattempo prende forma un nuovo segno a quattro lati che ricorda una porta, un passaggio, un superamento della tela verso il fondo, evoluzione dell’idea di lacerazione a cui fa riferimento la sua opera fin dalle origini. Per permettere a questo segno di dispiegarsi appieno, la pittura deborda, tanto che il pittore si trova costretto ad aggiungere alla tela dei pezzi di tavola.