Florencia Martinez, Il canto dei bambini 1,

Tecnica mista su tela, 20x20, 2014

Florencia Martinez, Parigi 1949

Tecnica mista su tela, 40x40

Florencia Martinez, L'amour dit reste ici

Tecnica mista su tela, 50x40, 1999

Florencia Martinez, Sotto la cenere VI

Tecnica mista su tela, 50x50, 2008

Florencia Martinez, "Bene dicono i rami, ma il tronco tace"

Tecnica mista su tela, 50x50, 2015

Florencia Martinez, Fino all'infinito e oltre

Tecnica mista su tela, 150x75, 2006

Florencia Martinez, Siempre

Tecnica mista su tela, 180x100, 2003

L'artista

Florencia Martinez è nata nel 1962 a Buenos Aires.
Grazie alla zia, mercante d’arte, fin da piccola vive un’atmosfera che la indirizza naturalmente verso la carriera artistica.
All’accademia i suoi punti di riferimento sono Jorge Demirjian, con la sua pittura a tinte piatte, e Carlos Goriarrena, sarcastico pittore di scene di vita quotidiana. Questi maestri e il duro clima politico dell’epoca determinano il suo stile che, inizialmente, è di tipo espressionista.

Ma la sua natura trova una seconda espressione nella lettura di poesie, uno strumento da cui trarre quei valori per cui vale la pena vivere.
Uno di questi valori è la ricostruzione della propria memoria storica; sua madre, infatti, ha origini varesine. Florencia Martinez decide di trasferirsi in Italia nel 1990.

Nel 1997 cominciano a delinearsi i temi che la porteranno alla formulazione del suo stile. Innanzitutto l’attenzione per il mondo femminile.
Da artista, lei si concentra sul mutamento del ruolo della donna nella società contemporanea.
Questo tema trova forse i suoi migliori esisti in alcune opere della mostra Il pasto nudo.
Un altro tema è proprio quello della memoria, lo spazio dove costruire la propria identità.

La soluzione tecnica scelta da lei è di dipingere su tela ricamata; i motivi ornamentali fanno riferimento a una dimensione intima, domestica, dove gli affetti si costruiscono nella quotidianità.
Sui tessuti lei stampa frammenti di foto in bianco e nero, perlopiù appartenenti al dopoguerra.
Così come nella memoria i ricordi si assommano e si accavallano, con le immagini si creano situazioni paradossali. Le persone e gli oggetti sembrano galleggiare senza peso.

La mostra Il muro di Merlino del 2001, il cui titolo rivela un evidente gioco di parole, parla proprio della magia che nasce dall’accostamento di immagini provenienti da contesti diversi.
Spesso alle immagini si accostano delle parole ricamate. Ad esempio il ciclo “L’amore mio è buonissimo”, fa riferimento ad un tenero componimento di Vivian Lamarque, in cui si parla di un amore immaginato nelle fantasie quotidiane, mentre quello intitolato “In cima si arriva prima con la mente” accompagna una composizione di Jolanda Insana.

Le parole non rimandano necessariamente alle immagini rappresentate sulla tela, ma aprono degli spazi nell’animo dell’osservatore e lo predispongono ad una attesa, alla manifestazione di un evento – che è poi il comporsi di una propria storia intima, personale.

Sergio Mandelli