Maurizio Paccagnella, Red and blue

Olio su tela, 95 x 100, 2016

Maurizio Paccagnella, Red rust

Olio su tela, 110 x 110, 2013

Maurizio Paccagnella, Senza titolo

Olio su tela, 120 x 120, 2016

Maurizio Paccagnella, ST9

Olio su tela, 90x150, 2015

Maurizio Paccagnella, In my world

Olio su tela, 90 x 140,5, 2014

Maurizio Paccagnella, Panorama

Olio su tela, 140x140, 2016

Maurizio Paccagnella, Panoramica

Olio su tela, 120 x 120

L'artista

Maurizio Paccagnella è nato a Noale nel 1961.
Fin da piccolo non ha alcuna difficoltà a disegnare, abilità che gli permette di entrare assai presto in uno studio di grafica pubblicitaria.
E’ lì che incontra la tecnica dell’iperrealismo applicata alla pubblicità.
Illustra celebri campagne pubblicitarie per marchi come Luxottica, Swatch, Palmera, Galbani, Ferrero, Aprilia, Renault...
Viene anche segnalato su cataloghi specializzati a livello internazionale e riceve premi di settore.
Ma durante questo tempo, Paccagnella non ha mai smesso di dipingere, conducendo una sperimentazione volta ad approfondire la conoscenza delle varie tecniche: perfeziona lo stile del suo nuovo ciclo di pittura, e questa volta si tratta di una decisa inversione di tendenza.
Mentre per la pittura iperrealista era fondamentale la ricerca del dettaglio, il luccichio delle superfici, il colore sgargiante, adesso procede al contrario:  i colori tendono a spegnersi, i contorni a sfocarsi.
L’ultima svolta avviene proprio studiando le proprietà del colore, inteso anche nelle sue caratteristiche fisiche.
Infatti, se l’acrilico dell’aerografo permette tempi di asciugatura molto rapidi e quindi anche una certa velocità di esecuzione, con i colori a olio, avendo tempi di asciugatura assai più lunghi, Paccagnella impara ad avere un atteggiamento più calmo e riflessivo; impara a pensare.
Stendendo uno strato di colore sopra l’altro ha un’intuizione: se cancella lo strato superiore, riesce a percepire quello sottostante in maniera diversa, come più ricca e vissuta. In un certo senso è come se, affascinato dalle trasformazioni che il tempo provoca, riproducesse sulla tela il suo incessante lavorio.
Decide di moltiplicare gli strati di colore e di procedere ad una instancabile attività di pittura e di cancellatura.
L’effetto finale è di grande fascino: il quadro diventa il simulacro della propria esistenza.
Insomma, è come se l’artista sentisse la necessità di scandagliare il suo animo, cercando di portare alla luce, da un lato gli strati più profondi del suo inconscio e dall’altra la varietà delle sue esperienze vissute, quasi cercandone le innumerevoli e indescrivibili connessioni. 
Sulla superficie scorrono anche dei graffi nella materia, le ferite inevitabili che l’esistenza ci procura.