Barbara Nahmad è nata nel 1967 a Milano. I suoi genitori appartenevano alla comunità ebraica in Egitto: dovettero però abbandonare Il Cairo nel 1952 in seguito al colpo di stato antimonarchico.
Scelgono di partire per l’Italia, mentre gli altri membri della numerosa famiglia si sparpagliano per il mondo; per Barbara quindi non esiste una terra di origine in cui identificarsi. Fin da subito sente l’esigenza di ricercare altrove le radici della propria identità. Per lei è vitale sentirsi integrata nella comunità ebraica, fino alla decisione, neanche ventenne, di andare in Israele per lavorare in un Kibbutz, una cooperativa agricola di stampo socialista.
Tornata in Italia, si diploma in scenografia all’Accademia di Brera e viene incaricata della realizzazione di una serie di illustrazioni per una rivista medica.
E’ attraverso questa esperienza che approda definitivamente alla pittura, espressione artistica che, a partire dalla seconda metà degli anni novanta, ha vissuto un momento di feconda creatività, anche grazie al sostegno di critici quali Luca Beatrice, Alberto Fiz, Alessandro Riva, Maurizio Sciaccaluga.
Il primo soggetto con cui Barbara Nahmad si trova a fare i conti è il proprio corpo, prima fotografato e poi dipinto su tela.
In seguito si avvicina a un certo mondo porno, non quello patinato delle riviste glamour, ma quello delle riviste di annunci a pagamento, fonte inesauribile di modelli da riprodurre.
Il suo approccio nei confronti della realtà cambia repentinamente in seguito  all’attentato alle Torri Gemelle di New York nel 2001.
Barbara Nahmad si rende conto che sotto attacco non vi è solo una nazione, ma la stessa civiltà occidentale incarnata dalla cultura americana, una cultura che la comunità ebraica ha contribuito in maniera determinante a costruire.
Se nelle immagini dei corpi nudi era rappresentata una certa idea del mondo e della quotidianità, lei ora si sente obbligata a considerare la Storia, di cui l’arte deve rendere testimonianza.
Frutto di queste riflessioni è la realizzazione di un ciclo di dipinti aventi per soggetto una sorta di Pantheon di personaggi che hanno contribuito a costruire l’immaginario collettivo della società occidentale, divinità tutelari di un mondo che, per più aspetti, è minacciato nella sua sopravvivenza.

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