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Lucio del Pezzo è nato a Napoli nel 1933.
L’USIS, scuola di diffusione della cultura Americana nel mondo, gli spalanca la conoscenza dell’arte e della letteratura moderna.
All’accademia avviene l’incontro – fondamentale – con Mario Napoli, un archeologo che avrebbe successivamente conosciuto la fama.
Nel 1954, grazie a una borsa di studio, si trasferisce per qualche tempo in Grecia per partecipare ad una missione di scavi archeologici.
Nel 1958, insieme ad altri amici artisti, fonda il Gruppo ’58, che stabilisce contatti con i movimenti d’avanguardia italiani ed europei, in particolare con il Movimento Nucleare di Enrico Baj e Sergio Dangelo.
I lavori di quel periodo infatti vanno in direzione di un uso materico del colore.
Invitato da Baj e Arturo Schwarz si trasferisce a Milano. In seguito lavora con il gallerista Giorgio Marconi, partecipando alle attività del suo famoso Studio fin dalla prima mostra. Nel frattempo viene attratto dai Nouveaux Réalistes, artisti francesi come Arman, Jean Tinguely, Daniel Spoerri. Già agli albori della civiltà dei consumi si era capito che gli oggetti creati dall’industria uscivano presto dal ciclo dell’uso quotidiano per diventare velocemente rifiuto, scarto. Questi artisti cercavano di dare agli oggetti un nuovo senso integrandoli nelle loro opere.
Del Pezzo sente di avere una sensibilità affine a quella dei Nuovi Realisti, ma vuole adattarla alla propria esperienza di archeologo abituato a catalogare reperti. Inoltre non può sottrarsi al fascino di Giorgio de Chirico, la cui pittura – tra le altre cose – ha rivelato il senso di spaesamento provato nel visitare un sito archeologico, dove i piani temporali della modernità e della storia si intersecano e provocano all’osservatore una sorta di disorientamento e di incanto. Anche se, come giustamente ha osservato Sandro Parmiggiani, probabilmente è il lato metafisico di Giorgio Morandi ad influenzarlo maggiormente.
In Del Pezzo agisce proprio una sorta di ininterrotta meraviglia di fronte all’accumulo di nuovi simboli che lui espone nelle sue opere, spesso organizzate come veri e propri casellari. Ma dietro alla meraviglia di Del Pezzo – definita da Pierre Restany un Carnevale misurato – si nasconde un fenomeno tipico delle società contemporanee, ossia lo svuotamento dei simboli delle varie tradizioni culturali, un fenomeno determinato dalla rapidità delle comunicazioni e che con un termine divenuto di moda negli anni Ottanta si è definito “postmoderno”.

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