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Tobia Ravà è nato a Padova nel 1959 ma è residente da sempre a Venezia. La sua famiglia, di origini ebraiche, ha un posto di un certo rilievo nella storia del Risorgimento.
La sua carriera scolastica sembra indirizzata verso studi di tipo economico, ma fin da subito, parallelamente, segue un percorso artistico. Spiccato è, in particolare, il suo interesse per la grafica, che studia dapprima a Venezia e perfeziona poi a Urbino.
Alla fine la passione per l’arte vince: si iscrive al DAMS di Bologna dove ha modo di seguire le lezioni di Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese, Flavio Caroli,
In particolare approfondisce i rapporti tra arte e psicologia; fonda, insieme ad altri, la rivista Alcarte”; la sua tesi di laurea in semiologia delle arti riguarda “L’interdizione visiva nell’arte ebraica”.
I primi dipinti concedono molto al tratto grafico, ispirato al concetto di “strutture elettromorfe”, sviluppatosi all’inizio del novecento con la diffusione dell’elettricità – da cui il liberty.
Negli anni ‘80, comincia a inserire nei suoi quadri delle parole. Sono gli anni dei graffitisti americani – conosciuti tramite Francesca Alinovi – e l’uso delle parole nell’opera d’arte diventa consueto.
Ma per lui, studioso di mistica ebraica, le parole e i numeri associati al mondo rappresentato assumono presto un altro valore.
Innanzitutto, nel 1993, insieme a Franco Cimitan, Guerrino Pain, Roberto Fontanella Cesare Vignato,  è il promotore del gruppo Triplani, che prende il nome dall’ipotesi di un terzo livello di lettura simbolica, accanto a quelli del significato e del significante.
Il punto di svolta si ha nel 1996 a seguito dell’incendio del teatro La Fenice di Venezia.
Tobia Ravà ha come una illuminazione: da appassionato lettore di Kabbalah, il mondo è veramente pieno di scritte e numeri! La Kabbalah è prima di tutto un metodo di interpretazione del testo biblico ebraico, sviluppatosi in particolare  in Europa dal XII al XVII secolo.
Semplificando molto, secondo uno dei più importanti studiosi di Kabbalah, Isaac Luria, all’inizio vi era solo Dio; con l’atto della creazione, il mondo, simboleggiato da 10 vasi, viene come inondato della sapienza divina.
Lo stesso mondo però, necessariamente limitato, non riesce a contenerla.
Si verifica perciò una crisi, rappresentata dalla rottura di 7 di questi vasi, i cui cocci hanno da allora seppellito e nascosto la luce che invece avrebbero dovuto contenere.
Secondo Luria, a questa crisi dovrà seguire il decisivo momento messianico della  restaurazione – chiamato Tikkun – in cui l’uomo sarà in grado di liberare definitivamente le scintille della conoscenza dai cocci che l’avevano ricoperta.
Per questo, l’incendio della Fenice ha così impressionato Tobia Ravà!
Lui ha visto in questo evento il disperdersi delle scintille del sapere!
Da artista, pensa che sia suo compito raccoglierle e comunicarle a tutti al fine di compiere un cammino comune, che deve migliorarci, sia singolarmente, sia socialmente.
In particolare Ravà è cultore di una sezione della Kabbalah, chiamata ghematrià, che analizza i valori numerici di ogni parola.
In pratica il mondo contiene parole e le parole contengono numeri, che messi in relazione adeguata fra di loro, rivelano il significato nascosto del mondo originario.

L’opera di Tobia Ravà è affascinante e complessa, e ci invita a guardare alla natura come ad un mondo ricco di simboli e di significati nascosti, che si scoprono solo attraverso uno studio appassionato e rigoroso.

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