Privacy Policy

Tra arte e nichilismo: Marta Mariano

Visita la nostra Galleria

 

Un artista con un progetto valido trova sempre un modo di farsi notare. E la prima mostra personale è, in questi termini, uno dei traguardi più importanti.

È il caso della giovanissima Marta Mariano, classe 1996, agli esordi della sua carriera con la  sua prima personale dal titolo “Vaneggiamento Metafisico” presso Lato B – l’altro lato di Milano, dopo  diversi concorsi ed esposizioni collettive.

Siamo andati ad incontrarla.

 

 

  • Presentati!

Sono Marta Mariano, un’artista che sta iniziando ad affacciarsi al panorama dell’arte contemporanea.

In questo periodo sto apprendendo come muovermi nel mercato dell’arte apprendendo i parametri di giudizio delle opere.

Studio Filosofia all’Università Statale di Milano.

Ho vinto concorsi come quello della BJCEM, bando europeo che mi ha portato ad esporre alla Fabbrica del vapore di Milano. Ho esposto diverse volte al Tube, ai Navigli di Milano, e una personale a Monza. Mi muovo anche con “Looking for art” e “Artinzone”, due associazioni che promuovono l’arte a Milano e provincia.

 

  • Che rapporto c’è per te fra arte e filosofia?

Molto stretto. Oggi siamo nell’era dell’arte concettuale.

La filosofia è ciò che sta dietro ogni espressione, è la base, il significante. L’arte è il mezzo espressivo tramite il quale la filosofia si manifesta e si rende comunicabile.

Arte e filosofia sono due branche della conoscenza, due binari che vanno nella stessa direzione ma paralleli, destinati a non incontrarsi mai. Infatti sono due punti di vista differenti con cui guardare la realtà, e in particolare quel fenomeno chiamato “opera d’arte”.

 

 

  • Cosa vuol dire per te nichilismo, oggi?

Questo progetto artistico è particolarmente nichilista.

Il nichilismo non è un problema, ma un sintomo:  è quel sentimento che indica che “c’è qualcosa non va”.  Che cosa? La malattia dell’inettitudine che si sente oggi più che mai.

Dopo che il sintomo del nichilismo si è presentato non possiamo più tornare indietro, non possiamo ignoralo. Possiamo solo andare a caccia dei “falsi idoli” e descriverli.

D’altronde la scienza stessa non è un progredire ma un descrivere meglio una stessa realtà.

Il mio è un nichilismo attivo: se quello passivo è caratterizzato dal crollo dei valori e dalla paralisi della volontà, quello attivo è invece caratterizzato dall’accettare la nostra umile condizione di esseri umani. Dobbiamo vivere fino in fondo l’essenza del vuoto.

Dobbiamo prendere coscienza della nostra natura umana, umile, non abbiamo una posizione privilegiata nel mondo della realtà… e proprio per questo dobbiamo essere fedeli alla carne: perchè noi siamo carne. Noi siamo istinto primordiale.

  • Nei tuoi lavori è ripreso spesso il tema dell’urlo, della lotta. Contro cosa sta lottando Marta Mariano?

Contro la limitatezza del cervello umano. È un mio chiodo fisso:  non ci è dato di capire tutto.

Molte sono le domande che abbiamo la capacità di formulare, ma sono poche le risposte che siamo capaci di darci. Questo è un rompicapo, anzi un’anomalia che non possiamo risolvere in questo momento storico.

Anche in altre mie opere tratto questo tema.

Ed è per trovare una risposta a questo problema che ho scelto di studiare filosofia!

  • Hai sempre sperimentato diverse tecniche. Come sei approdata alla fotografia?

Perché ritengo fondamentale la ricerca di nuovi mezzi comunicativi per esprimere la mia filosofia. Nell’era digitale, tutto viaggia più velocemente: le persone, le idee e anche le immagini, come sostiene l’antropologo Appendurai.

La comunicazione e la comunicabilità sono istantanee. È soprattutto per immagini che la pubblicità e le notizie colpiscono: perciò l’immagine fotografica è la più viva e diretta.

La fotografia digitale, comunque, fa perdere all’immagine la sua irripetibilità, data la facilità di riproduzione; ma ciò non vuol dire che sia di più scarso valore: bisogna valutarla con un altro parametro di valutazione, da un’altra prospettiva. Bisogna prendere in considerazione non più il semplice procedimento meccanico che vuole copiare la natura, cioè imitare la forma, ma il procedimento con cui l’artista stabilisce nuove regole espressive: procedimento che nasce dal sentimento di novità, che nasce dalla creatività.

  • La fotografia è un carpe diem, un bloccare un istante particolare. Cosa stava accadendo in questi momenti, e perché hai deciso di conservarli?

Io ho bloccato il flusso, citando Goethe “così come la nostra mente blocca il continuo divenire della realtà”. Ho immortalato un’azione significativa, un gesto simbolico: la performance.

Lo spogliarsi, il vedersi nudi, il rivestirsi di plastica sono azioni necessarie per il processo artistico, che hanno suscitato sentimenti di sgomento, scalpore, pudicizia nei soggetti interpretanti. Gli attori hanno vestito i panni dell’uomo nudo: il processo di prendere coscienza di sé.

Se il sentimento ci gonfia di orgoglio, la nudità ci riporta all’essere carne, atomi, polvere di stelle. E qui torna Nietzsche: una cosa che mi fa quasi paura.

  • I tuoi soggetti sono ragazze e ragazzi nudi. Puro erotismo o anche amore?

No, non c’è erotismo né amore. Gli attori non si erano mai visti, per stimolare reazioni e sentimenti naturali.

  • I tuoi soggetti non soccombono in queste immagini, ma vi si ribellano, e qualcuno si libera. è un nichilismo più attenuato? C’è una via di fuga?

Come ho detto prima , il nichilismo è il desiderio della vita di emergere. È qualcosa di positivo.

Perciò non fuggono da nulla e non si liberano, proprio perché come non c’è nessun vero ostacolo, così non c’è nessuna libertà.

Siamo sempre vincolati alla nostra volontà, alla nostra visione del mondo, che tentiamo di affermare. Dovremmo innalzarci ad una prospettiva superiore per vedere le mille interpretazioni della realtà da un punto di vista superiore e più vero… ma il nostro intelletto è troppo limitato per comprenderla.

Dal punto di vista morale, siamo sempre vincolati da una legislazione personale guidata dalla nostra natura umana, dal nostro volontario affermarci. Anche le azioni più belle sono guidate da qualche bisogno umano, come il desiderio  di sentirci “bravi”. Perché non essere, invece che liberi, semplicemente più onesti, senza la paura di affermare la natura umana?

  • Come si evolverà del tuo progetto artistico?

Voglio esprimere nuovi concetti tramite arte pubblica. Vi anticipo qui l’installazione di due opere interattive a Como.

Mi ispiro infatti all’arte pubblica, come le stanze di Parreno, che portano il pubblico a diventare esso stesso opera d’arte, entrando in contatto con l’opera stessa.

Inoltre ho in mente dei progetti di arte relazionale, sullo stile di Tiravanjia.

Questo perché in fondo l’esperienza è la forma artistica più all’avanguardia.

Visita la nostra Galleria

 

F. M.

Categories: Blog