Il diavolo e l'ipocrisia

Narra la leggenda che Pietro da Verona (un frate domenicano vissuto nella prima metà del Duecento), durante la celebrazione della messa si ritrovasse inginocchiato di fronte ad una Madonna con in braccio un bambino. Prima stupito, e poi indignato, scoprì che sotto le vesti delle figure sacre in realtà si celava il diavolo, il quale, come si sa, è notoriamente sbadato e in quell’occasione si era dimenticato di nascondere completamente le corna, rivelando in modo maldestro la sua identità.
Questo episodio è ben rappresentato in un affresco situato nella Cappella Portinari della Chiesa di Sant’Eustorgio a Milano, realizzato nel 1465 circa da Vincenzo Foppa, un affresco famigerato, più che famoso, per aver dato la stura alle interpretazioni esoteriche più fantasiose.
Questo episodio ci fa ricordare che, spesso, il male si cela sotto le vesti di persone apparentemente irreprensibili, dedite alla beneficienza, sponsorizzatrici di iniziative filantropiche adeguatamente pubblicizzate.
Di questo, in fondo, parla Gesù Cristo da un capo all’altro dei Vangeli, mettendo in guardia costante i suoi discepoli dal rischio dell’ipocrisia, della finzione, del bene esibito che nasconde il doppio gioco.
Di questo ci parla Tartuffe, la famosa opera teatrale di Molière, in cui l’autore dimostra come gli ipocriti possono compiere grandi malvagità sotto la copertura della religiosità più pia.

 

vincenzo foppa

Facebook e il nichilismo

Tutto questo mi è venuto in mente vedendo un’opera emblematica, realizzata dall’artista torinese Angelo Barile, che si intitola la Madonna del Nulla. Si tratta della rappresentazione classica di una Madonna, icona della fede cattolica, resa però inquietante da alcuni elementi di disturbo: in particolare colpisce il fatto che al posto del volto vi sia solo una grande macchia scura, il vuoto. Inoltre, al posto del Sacro Cuore vi è l’icona di FB, uno dei social-network di cui disponiamo per far circolare le nostre idee. L’intera figura poi sta sgocciolando, sta scomparendo in un fondo indistinto.
Forse l’intento dell’autore è quello di dirci che noi stiamo venerando le cose sbagliate: al posto della vera Madonna, stiamo rendendo degna del nostro culto solo un’immagine vuota, senza contenuto.
Ai tempi nostri, dopo la morte delle ideologie, sembra essere rimasto solo il nichilismo a dominare la scena culturale, accuratamente nascosto dietro la parola “libertà”. Dietro questa libertà che predica l’equiparazione di tutti i valori, si nasconde in realtà spesso la disperazione di esistenze senza scopo, senza obbiettivi da raggiungere, senza vere imprese da realizzare, vite dedicate a fare ognuno come gli va, tanto è lo stesso: se tutti i valori sono uguali, infatti, non esistono più valori comuni ad una società, e le persone esistono solo in quanto individui, non in quanto cittadini membri di una comunità; le esistenze diventano perciò intercambiabili, magari riconoscibili solo per la loro funzione sociale.
Angelo Barile, al posto del cuore ha inserito l’icona di FB, ossia il luogo delle vanità, del vuoto esibito, quello che Heidegger definiva il mondo della chiacchiera, del “si” (inteso come “si” dice, “si” pensa eccetera), ossia della perdita di identità.
Nel vuoto del volto della Madonna si nasconde il nano di Zarathustra, colui che gli rammenta senza tregua l’inutilità dell’esistenza e la caducità di ogni progetto umano…

Con questa sua ultima opera, Angelo Barile ci offre un’occasione per riflettere sul nostro tempo, rivendicando alla pittura quella funzione di analisi e critica della società che - spesso ci dimentichiamo - è stata per lungo tempo, nel corso dei secoli, una delle sue prerogative.

Sergio Mandelli

 

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