Visita allo studio di
Ale Puro
C’è, a Vigevano, una delle piazze più belle d’Italia, Piazza Ducale, voluta da Ludovico il Moro a fine ‘400, perfezionata nel corso dei secoli e diventata fulcro naturale della vita economica, sociale e religiosa di una città che ha, nel tempo, vissuto periodi di grande prestigio.
A pochi passi da lì, in un tipico cortiletto lombardo, si trova un piccolo ricettacolo di magie, lo studio dell’artista Ale Puro, dove si ha la possibilità di ammirare una grande varietà di dipinti, grafiche, disegni e sculture colorate.
Ale Puro, in realtà, non è il suo nome vero, ma io – pur conoscendolo – il suo vero nome non ve lo rivelo, visto che raramente uno pseudonimo si incolla così bene alla personalità del suo detentore.
Lui, infatti, già dal primo approccio promette ciò che mantiene; nomen omen, è un artista figurativo dal volto pulito, da cui traspira una gentilezza e un candore che te lo fanno istintivamente amare.
E pensare che all’origine vi è una scatola di sigari cubani, i “puros”, e più che altro la parola “PURO”, da writer diciassettenne, gli piaceva un sacco per le potenzialità grafiche delle sue lettere (tecnicamente detto, il lettering). Ma tant’è, si vede che la scelta del nome gli è piovuta addosso come un destino, e nel suo caso, anche volendo, non se lo potrebbe più scrollare di dosso.
In realtà il suo percorso non è stato per niente lineare: figlio di un imprenditore vigevanese, viene avviato allo studio della contabilità – ragioneria, insomma – per essere inserito fin da subito nell’attività dei genitori. È solo grazie a una vera vocazione che piano piano le sue ambizioni creative sbocciano e fioriscono; dapprima come writer (sì, anche lui ha sulla coscienza qualche muro colorato senza permesso) per poi generare (dopo alcuni anni trascorsi a Brera) uno stile unico, originale, immediatamente riconoscibile in mezzo a mille.
Tutto nasce dal fatto che, per lavoro, si reca in Messico e in India dove incontra realtà che, combinandosi nella sua esperienza personale, danno vita al suo mondo creativo. E se in Messico incontra la tradizione sudamericana dei murales, dei colori vivaci, della pittura a tinte piatte che decorano i quartieri delle città; la vera ispirazione gliela regala l’India. Trovandosi in località poco frequentate dagli occidentali, desta subito l’attenzione dei residenti, di cui nota, da un lato l’estrema indigenza, dall’altro una felicità istintiva e immotivata, soprattutto nei bambini.
La percezione di questa felicità provoca una rivelazione: il mondo, visto dai bambini, diventa subito più bello! I sentimenti sono sinceri, ogni cosa assume l’aspetto di una novità meravigliosa, ogni attività si trasforma in gioco.
Non facciamoci ingannare, quindi. La sua NON è pittura infantile! La sua è la ricerca dello sguardo del bambino negli occhi degli adulti!
Va a finire che il suo stile piace, piace molto, tanto che varie case editrici lo chiamano per illustrare i loro libri. Fra questi ve n’è uno, “Il Ninja innamorato”, che vince pure il Silent Book Contest 2023, concorso internazionale dedicato ai libri senza parole, premiato con il “Gianni De Conno Award”.
Le pubblicazioni nel tempo si sono moltiplicate, così come è cresciuta l’offerta artistica: ai dipinti si sono aggiunte le grafiche – in serigrafia e in linoleografia – e anche sculture realizzate con stampanti in 3d e poi colorate a mano. Va da sé che molti collezionisti si sono accorti di lui, accogliendo con molto favore le sue proposte.
Ovviamente, per rendere ancora più efficace il suo lavoro, non gli è estranea la tecnologia; ad esempio, suoi sono anche bellissimi interventi murali in cui, attraverso una app, tutti i personaggi si mettono in movimento.
Insomma, un artista insolito, originale, aggiornato, che piace e ci fa sorridere. Cosa volete di più?




