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Maria Mulas, Andy Warhol, Stampa fotografica, 50x75

Maria Mulas, Andy Warhol

Stampa fotografica, 50x75

Maria Mulas, Joseph Beuys, Stampa fotografica, 50x75

Maria Mulas, Joseph Beuys

Stampa fotografica, 50x75

Maria Mulas, Keith Haring, Stampa fotografica

Maria Mulas, Keith Haring

Stampa fotografica, 50x75

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Maria Mulas: l'artista

Fotografa per caso

Maria Mulas è nata a Manerba del Garda. Negli anni cinquanta il primogenito, Ugo Mulas, si trasferisce a Milano dove conosce il fotografo Mario Dondero, vicino al gruppo di artisti e di intellettuali che facevano riferimento al bar Giamaica, a Brera. Qualche tempo dopo, essendo Dondero impossibilitato a recarsi ad un evento, chiede all’amico Ugo di sostituirlo. Questo approccio quasi casuale alla fotografia diventa l’inizio di una folgorante carriera che lo vede autore di alcuni dei più celebri scatti del Novecento. In seguito anche lei, Maria, dapprima interessata alla pittura, comincia ad appassionarsi alla fotografia. Quasi come per un tirocinio, comincia a ritrarre le amiche e i loro figli. Fin da subito però, ciò che la affascina di più, è la camera oscura dove vengono stampate le foto, con quel tanto di magico che accompagna il comparire delle immagini sui fogli bianchi. Quando il fratello Ugo vede che ha acquisito una certa padronanza del mestiere, a metà degli anni sessanta le regala la sua Laica M3; ed è quasi una consacrazione.

Il successo

L’opera di Maria Mulas viene richiesta innanzitutto per documentare l’attività teatrale milanese, allora in pieno vigore. Celebri sono i reportage dalle prove del Piccolo Teatro. La sua tecnica è fin da subito la più semplice possibile: macchina in mano, luce naturale, massima concentrazione. Si allena a tenere ferma la macchina durante lunghe esposizioni, così da documentare anche il movimento della vita reale che circonda il soggetto prescelto. Dopo la scomparsa del fratello Ugo, nel 1973, Maria Mulas comincia a frequentare il mondo artistico, milanese e non solo. Per anni la sua attività è di ritrarne i protagonisti costituendo giorno dopo giorno una fondamentale documentazione della vita culturale dell’epoca.

Celebri sono le sue immagini di Andy Warhol, arrivato a Milano nel 1974 e nel 1986. Altre volte si sposta di persona, come quando va a New York, dove incontra Christo, e a Parigi, per un reportage ideato insieme a Lea Vergine, chiamato L’altra metà dell’avanguardia, dove incontra donne che hanno collaborato a creare il grande momento di fermento creativo della prima metà del Novecento (Sonia Delaunay, Meret Oppenheim).

Artista dell'inautenticità

Una collaborazione importante e che si è protratta per diversi anni è stata con la rivista internazionale di moda Vogue. Per loro documenta le serate mondane, come quelle dei dopo-Scala presso residenze di prestigio, oppure gli incontri culturali a casa Feltrinelli sul lago di Garda.

Però per sé conserva alcuni scatti che costituiscono il cuore della sua prima mostra, tenutasi presso la galleria Diaframma, nel 1976, dal titolo “I borghesi sono gli altri”. Sono ritratte personalità del mondo dell’alta società che, nei momenti di vita sociale, quasi si trasformano per partecipare ad una recita mondana: i sorrisi non sono sorrisi, le bambine sono adulte, il disgusto viene a pena trattenuto: è il trionfo dell’inautenticità. Secondo lei, la fotografia eserciterebbe una violenza nei confronti della persona ritratta, rivelandone caratteri che, magari, si vorrebbero tenere nascosti. Ebbene, mentre la povertà è sempre fotogenica, la ricchezza, se non è in posa, tende al grottesco, alla manifestazione di una certa aridità dei sentimenti. Proprio in virtù di questa indagine psicologica, che svolge nel suo operare, Maria Mulas rivendica per sé e per la sua categoria il titolo di artista.