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tetsuro shimizu arte contemporanea

Tetsuro Shimizu, Assonanza

Olio su tela, 97x120, 1996

tetsuro shimizu fugace

Tetsuro Shimizu, Fugace T 11

Olio su tela, 120 x 80, 2011

Tetsuro Shimizu, Volo

Olio su tela, 80 x 120, 2011

Tetsuro Shimizu, Scatto T 10

Olio su tela, 140 x 110, 2004

Tetsuro Shimizu: l'artista

Tetsuro Shimizu: fra Oriente e Occidente

Tetsuro Shimizu è nato a Tokyo nel 1958.

Da bambino trova nel disegno uno strumento di espressione adeguato alla sua indole timida e introversa.

A questo si aggiunge la grave instabilità sociale in cui si trova il Giappone a quell’epoca: Tokyo è stata completamente rasa al suolo, e la ricostruzione è cominciata, portando cambiamenti anche nel sistema scolastico.

Infatti, è soprattutto l’identità culturale giapponese a vivere un grave trauma: la secolare società basata sull’autorità divina dell’imperatore si è frantumata e al suo posto sta subentrando quella anglosassone, avvertita però, dai più, come estranea.

Cercando la sua identità, si dedica interamente alla pittura; sfoglia i libri illustrati delle opere del passato, molte delle quali, purtroppo, distrutte; poi, a quindici anni, percorre in autostop l’isola di Hokkaido per dipingerne i paesaggi.

La risposta arriva, paradossalmente, con la scoperta della pittura occidentale.

Ad una mostra di Cézanne, in particolare un ritratto di Victor Choquet, rimane impressionato  dalla materia spessa che diventa colore: ai suoi occhi, questa diventa la sintesi fra realtà e spirito.

In seguito, scopre Tiziano; nei due artisti intravvede un atteggiamento simile a quello shintoista che sta alla base della pittura giapponese: se Dio è in ogni cosa, per dipingere la natura, è necessario “diventare” natura, farsene assorbire, annullare il distacco fra sé e il mondo.

Infine, legge il Libro dell’arte di Cennino Cennini, dove trova la descrizione dei metodi per dipingere come gli antichi, e in cui sente riconfermato il principio per cui, per fare arte bisogna avere una adeguata coscienza spirituale.

Dopo gli studi all’Accademia Sokei di Tokyo comincia a creare le sue immagini.

 

La mutevolezza della realtà nella pittura

A lui interessa la rappresentazione di ciò che è invisibile, ma che si scopre attraverso la contemplazione della natura.

Non è l’immobilità della realtà che lo attrae, ma la sua mutevolezza, o, per meglio dire – traducendo il termine giapponese “Mujo” – la sua “impermanenza”, qualcosa che c’era, che non c’è più, ma che comunque, in qualche modo, lascia una traccia.

Per anni sperimenta questo concetto nella rappresentazione della crescita del potos: ogni giorno ne documenta l’evoluzione, evidenziando come questa si realizzi producendo, nel tempo, una forma a spirale.

La pennellata, sull’esempio di Cézanne, è spessa, decisa, definita, intesa a costruire dei volumi.

A questo punto decide che è arrivato il momento di confrontarsi con l’Europa, destinazione finale Milano, Accademia di Brera, dove si diploma in pittura.

Pur proveniendo da presupposti completamente diversi, avverte una inconsueta vicinanza con alcune istanze del futurismo, aggiornato su quelle dei nuovi gruppi, come i Nuovi Nuovi ad esempio, intenti a rielaborare i linguaggi delle avanguardie storiche.

Con Gottardo Ortelli studia le dinamiche della pittura analitica, approfondisce il rapporto fra la tela, da lui intesa come simbolo della dimensione fisica del mondo, e la pittura, invece, che ne è lo spirito, l’anima.

E così come l’aspetto fisico delle cose cambia con il tempo, anche la tela, che ne è il suo traslato simbolico, ad un certo punto comincia a cambiare forma. In particolare prepara da solo i telai, a seconda degli stati emotivi che Tetsuro Shimizu vuole mettere in scena: il quadro è un organismo autonomo, e vive le stesse tensioni dell’artista, che lui compone alla ricerca di una superiore armonia.

 

Tela grezza, vuoto e silenzio

La tela si divide, crea delle scansioni, dei vuoti al suo interno,  come le pause di silenzio indispensabili nella recitazione di una poesia, mentre la trama pittorica si svolge continua.

Ad un certo punto, così come nel corpo di Tetsuro, la malattia fa la sua irruzione nelle opere sotto forma di spaccatura, di fenditura, come ama dire lui, a creare un cuneo disturbante, rivolto allo spazio circostante, in un supremo tentativo di armonizzarsi col tutto.

Il colore lascia spesso spazio alla tela grezza, a sua volta di un colore che si adatta a ricevere tutti gli altri, uno spazio, cioè, di nuda esistenza su cui si fissano le più diverse emozioni.

Infine, sono da segnalare per la loro particolare bellezza i lavori giocati sui toni del bianco.

I quadri di Tetsuro Shimizu, apparentemente simili ad alcune esperienze informali, in realtà necessitano di una progettazione accurata, svolta prima di tutto su fogli di carta millimetrata, e poi con disegni preparatori.

La sua vicenda artistica testimonia un bisogno di espressione interiore comune a tutta l’umanità; perché in fondo, i linguaggi pittorici, nati in Oriente o in Occidente, danno voce a quella esigenza profonda e irrinunciabile che chiamiamo Arte.

Sergio Mandelli