Ugo Nespolo, Luce&Notte, 30x40

Ugo Nespolo, Luce & Notte

Acrilico su legno, 30x40, 2018

Ugo Nespolo: l'artista

Arte povera e patafisica

Ugo Nespolo è nato a Mosso (VC) nel 1941. La sua è una famiglia con due tradizioni: una imprenditoriale e l’altra, dal punto di vista politico, antifascista, se non addirittura anarchica. La sua predisposizione alla recitazione e l’amore per il circo, inoltre, lo aiutano ad immaginare il mondo come un grande palcoscenico dove va in scena il grande spettacolo della vita. Dopo il liceo classico si iscrive all’Accademia Albertina di Torino, ed entra subito in contatto con i protagonisti della cultura dell’epoca; ad esempio, ad un convegno da lui stesso organizzato, invita critici d’arte come Antonio del Guercio, Mario De Micheli e intellettuali come Edoardo Sanguineti. È l’incontro con Remo Pastori, pittoresco titolare della galleria “Il Punto”, che proponeva artisti come Aldo Mondino, Ben Vautier, Martial Raysse, a dare inizio alla sua attività espositiva. Le prime opere, con le quali partecipa a mostre (come quella organizzata nella galleria di Arturo Schwarz nel 1968) che sfoceranno poi nella consacrazione dell’Arte Povera, sono oggetti che si ispirano al mondo del lavoro: si tratta di pezzi di legno uniti con dei morsetti da falegname, cesti inutilizzabili, finte pialle, dove viene evidenziata l’azione, il momento del fare, del costruire qualcosa però scisso da un immediato scopo di utilità pratica. Questa idea lo fa incontrare con il movimento Fluxus, dalle forti connotazioni anticapitalistiche: più che produrre quadri e sculture commerciabili, infatti, si trattava di proporre performances ed eventi di cui, alla fine, si conservava solo una documentazione fotografica. Memorabile, a questo proposito, è una “azione” di Ugo Nespolo, svoltasi nel 1967 a Torino con la complicità di Ben Vautier e di Gianni Emilio Simonetti, in cui si dichiara, fra lo stupore divertito del pubblico, che l’”Arte è inutile”. Analogamente, dopo aver conosciuto Enrico Baj, aderisce alla Patafisica, ossia la “Scienza delle soluzioni immaginarie” fondata a suo tempo da Alfred Jarry e di cui il fondatore del Movimento Arte Nucleare era il più fervente divulgatore, nonché dispensatore delle varie e immaginifiche cariche nobiliari. Poi, dotato com’è di incontenibile creatività, alla figura di Jarry dedica un film intitolato il “Supermaschio”.

L'arte nel quotidiano: design e pubblicità

Innamoratosi del cinema sperimentale, scoperto a New York, e da lui proposto in importanti rassegne in Italia, coinvolge anche alcuni protagonisti dell’arte dell’epoca, Baj, ovviamente, ma anche Lucio Fontana e i rappresentanti dell’arte povera, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti, Giulio Paolini, che si prestano volentieri a comparire nelle sue pellicole. Persino Man Ray gli scrive una sceneggiatura che lui realizzerà nel 1981. Un’ultima, e decisiva, suggestione, è quella derivata dal manifesto di Giacomo Balla e Fortunato Depero intitolato “Ricostruzione futurista dell’universo”, in cui viene ribadita la necessità per l’arte di uscire dal museo per invadere ogni aspetto della vita quotidiana, specialmente quelli di fruizione pubblica. Di qui una spiccata attenzione per il design, l’arredamento, la moda, ma soprattutto per la pubblicità. Nespolo, ricorrendo soprattutto alla tecnica del puzzle, memore dei lavori al traforo di quando era bambino, sottopone ogni esperienza visiva ad una sorta di trasfigurazione. Tutto, nelle sue mani, si trasforma in un universo pieno di colore, di energia, di creatività, dalle note su un rigo musicale, al paesaggio, ai numeri. Per ultimo, mette in scena anche il museo, inteso come luogo in cui si celebra il rito della consacrazione di un artista: il mondo dell’arte diventa spettacolo di se stesso. Sue sono campagne pubblicitarie memorabili. E, così come Depero è il celebre disegnatore della bottiglietta e delle prime campagne pubblicitarie del Campari, anche Nespolo – suo erede ideale – ha reso il suo omaggio al più famoso aperitivo del mondo. Ugo Nespolo si è rivelato, se non proprio in un sacerdote, sicuramente un mago che, con la sua impronta colorata, è in grado di trasformare gioiosamente ogni aspetto della vita.