Pralina N° 36 - Dinh Quang Le

Dinh Q. Lê: Memoria, identità e tessitura della storia

Dinh Q. Lê, born in 1968 in Hà Tiên, Vietnam, experienced the trauma of war and displacement from an early age. In 1979, following the political upheavals of his homeland, he emigrated with his family to California. There, in the library of his school, he discovered the Renaissance a revelation that awakened his passion for art and offered him a new lens through which to explore questions of memory and identity. Yet, his ties to Vietnam, to its culture and its wounds, remained central to his vision.

Le prime ispirazioni e la tecnica di tessitura

Pur essendo affascinato dalla tradizione artistica europea, Lê ha cercato nuovi modi per conciliarla con la sua storia personale. La fotografia diventa il suo mezzo d'elezione, ma non nella sua forma convenzionale. Ricordando che uno zio gli aveva insegnato a tessere le tradizionali stuoie d'erba, ha iniziato a tagliare le sue fotografie di grande formato in strisce e a intrecciarle per formare immagini ibride. Questa tecnica distintiva, che fonde frammenti di dipinti rinascimentali con l'iconografia buddista, simboleggia l'intreccio di culture, memorie e identità.

Dal Vietnam a Hollywood

Tornato in Vietnam nel 1993, Lê si è trovato di fronte a una dolorosa assenza: della sua famiglia non era rimasta alcuna traccia, nemmeno una fotografia. Questa perdita ha acuito la sua consapevolezza di come la guerra del Vietnam sia stata mediata dal cinema americano, spesso banalizzando le sofferenze del suo popolo. La sua serie Dal Vietnam a Hollywood ha contrapposto la brutalità degli eventi storici alla loro mitizzazione da parte dell'industria cinematografica, sollevando la domanda: dove si trova la verità? Per Lê, la risposta non è nella propaganda o nelle narrazioni ufficiali, ma nelle testimonianze silenziose e dimenticate delle vite comuni.

Arte, guerra e ruolo dell'artista

Nel suo lavoro video Luce e fedeLê ha esplorato la testimonianza di artisti vietnamiti che, come soldati, hanno continuato a creare durante la guerra. Le loro voci riflettevano due visioni contrastanti: una vedeva l'arte come un dovere di rappresentare gli orrori della guerra, l'altra come una ricerca della bellezza, anche in mezzo alla distruzione. Questa tensione risuonava con la ricerca di significato di Lê stesso. La sua serie La struttura della memoria, ispirato alla prigione di Tuol Sleng sotto i Khmer Rossi, interroga la coesistenza della crudeltà umana e dello splendore culturale.

Splendore e oscurità

Ossessionato dalle fotografie delle vittime dei Khmer Rossi, Lê ha creato ritratti cuciti con filo bianco su tela bianca. Quando gli spettatori toccavano le superfici, le ombre rivelavano lentamente i volti: una metafora intima della memoria che riaffiora attraverso il tempo e il contatto. Questa dimensione tattile ha trasformato gli spettatori in partecipanti, coinvolgendoli nel processo di ricordo e testimonianza.

L'Eurasia e la condizione dell'esilio

Tra le installazioni più emblematiche di Lê c'è Eurasia: l'immagine di un'imbarcazione abbandonata e arenata su una costa, riempita di migliaia di fotografie anonime. L'opera evoca sia i viaggi pericolosi dei migranti sia il viaggio esistenziale dell'umanità alla deriva nel vuoto dell'universo. Attraverso queste opere, Lê ha trasformato il trauma personale in una riflessione universale sull'esilio, sull'identità e sulla condizione umana, confrontandosi con il "nulla" che è alla base della memoria e della storia.